Favole della buona notte brevi

È l’ora di portare i bimbi a fare la nanna… ma come al solito non ne vogliono sapere di dormire se prima non gli abbiamo raccontato la favola della buona notte…
Un buon libro, italiano, di favole brevi è: “Favole al telefono”, di Gianni Rodari.
Sono favole originali e immortali, il cui protagonista è il Ragionier Bianchi, un papà costretto per lavoro a stare lontano dalla famiglia, che telefona a casa ogni sera alle 21.00 in punto per raccontare la fiaba della buonanotte alla sua bambina che non riesce a dormire senza. Sono così brevi proprio perché sono, appunto, favole al telefono.

Eccone qui una, da raccontare magari questa sera ai vostri figli!

Il palazzo di gelato

Una volta, a Bologna, fecero un palazzo di gelato proprio sulla Piazza Maggiore, e i bambini venivano di lontano a dargli una leccatina. Il tetto era di panna montata, il fumo dei comignoli di zucchero filato, i comignoli di frutta candita. Tutto il resto era di gelato: le porte di gelato, i muri di gelato, i mobili di gelato. Un bambino piccolissimo si era attaccato a un tavolo e gli leccò le zampe una per una, fin che il tavolo gli crollò addosso con tutti i piatti, e i piatti erano di gelato al cioccolato, il più buono. Una guardia del Comune, a un certo punto, si accorse che una finestra si scioglieva. I vetri erano di gelato alla fragola, e si squagliavano in rivoletti rosa. – Presto, – gridò la guardia, – più presto ancora! E giù tutti a leccare più presto, per non lasciar andare perduta una sola goccia di quel capolavoro.

– Una poltrona! – implorava una vecchiettina, che non riusciva a farsi largo tra la folla, – una poltrona per una povera vecchia. Chi me la porta? Coi braccioli, se è possibile. Un generoso pompiere corse a prenderle una poltrona di gelato alla crema e pistacchio, e la povera vecchietta, tutta beata, cominciò a leccarla proprio dai braccioli. Fu un gran giorno, quello, e per ordine dei dottori nessuno ebbe il mal di pancia. Ancora adesso, quando i bambini chiedono un altro gelato, i genitori sospirano:

– Eh già, per te ce ne vorrebbe un palazzo intero, come quello di Bologna.

Buona notte!